Sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro e RLS, l’indagine Inail: la partecipazione resta debole in troppe aziende

L’indagine Inail sui RLS analizza sicurezza sul lavoro, stress, digitalizzazione, partecipazione e criticità nelle aziende e nei territori italiani.

Sicurezza sul lavoro e RLS, l’indagine Inail: la partecipazione resta debole in troppe aziende
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La sicurezza sul lavoro è realmente efficace quando i lavoratori partecipano alle decisioni che riguardano la prevenzione. È questo uno dei messaggi centrali dell’indagine Inail sul ruolo dei RLS, dedicata alle condizioni nelle quali operano i rappresentanti dei lavoratori a livello aziendale, territoriale e nei siti produttivi complessi.

L’indagine Inail sui RLS analizza sicurezza sul lavoro, stress, digitalizzazione, partecipazione e criticità nelle aziende e nei territori italiani.

La ricerca restituisce un quadro tutt’altro che uniforme. Accanto ad aziende dotate di sistemi avanzati e di una rappresentanza realmente coinvolta, restano numerose realtà nelle quali il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza viene consultato solo formalmente, incontra difficoltà nell’accedere alle informazioni o dispone di strumenti insufficienti per incidere sulle decisioni.

Lo studio conferma inoltre la crescente importanza di rischi che non sempre ricevono la stessa attenzione degli infortuni tradizionali. Lo stress lavoro-correlato, l’aumento dei ritmi produttivi, il controllo digitale delle prestazioni e i problemi ergonomici sono ormai componenti centrali della prevenzione.

Cosa emerge dall’indagine Inail sui RLS

L’Inchiesta-RLS analizza il contributo dei rappresentanti dei lavoratori al miglioramento dei sistemi di salute e sicurezza sul lavoro, osservando le modalità concrete con cui il ruolo viene esercitato nelle aziende, nei territori e nei siti produttivi caratterizzati dalla presenza di più imprese.

Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca sviluppato negli anni dall’Inail sulla partecipazione dei lavoratori, sui sistemi di prevenzione e sulle trasformazioni introdotte dalla digitalizzazione. L’obiettivo non è verificare soltanto l’applicazione formale delle norme, ma comprendere se i rappresentanti riescano davvero a partecipare alla valutazione dei rischi, ad accedere alle informazioni e a contribuire alle strategie aziendali.

L’indagine riguarda tre differenti figure:

  • il RLS aziendale, eletto o designato all’interno dell’impresa;
  • il RLST, che esercita il proprio ruolo a livello territoriale o di comparto;
  • il RLSSP, attivo nei siti produttivi complessi dove lavorano contemporaneamente dipendenti di più aziende.

La ricerca è stata finanziata dall’Inail e coordinata dal Politecnico di Milano, con la partecipazione della Fondazione Di Vittorio, di Ial Nazionale, Eures e delle organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl e Uil.

Perché il RLS è centrale nella sicurezza sul lavoro

Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza costituisce il collegamento tra chi svolge quotidianamente le attività produttive e chi deve organizzare la prevenzione all’interno dell’impresa.

La conoscenza diretta delle mansioni, delle procedure e delle criticità consente al RLS di individuare problemi che potrebbero non emergere attraverso il solo esame della documentazione. Un’attrezzatura poco funzionale, un carico di lavoro eccessivo, una procedura difficile da applicare o un ritmo produttivo non sostenibile possono essere compresi pienamente soltanto ascoltando chi opera nei reparti e negli uffici.

Il ruolo del rappresentante non dovrebbe quindi ridursi alla partecipazione alle riunioni periodiche o alla presa visione del Documento di valutazione dei rischi. Una prevenzione efficace richiede un coinvolgimento tempestivo, l’accesso a dati comprensibili e la possibilità di formulare proposte prima che le decisioni siano definitive.

L’indagine Inail mostra, tuttavia, che questa partecipazione resta spesso più formale che sostanziale. Le difficoltà più ricorrenti riguardano la disponibilità delle informazioni, la scarsa conoscenza del ruolo da parte dei lavoratori e il coinvolgimento tardivo nei processi decisionali.

Come è stata realizzata l’Inchiesta-RLS

Per analizzare un sistema così articolato, i ricercatori hanno utilizzato una metodologia mista, combinando questionari, interviste, casi studio e workshop di confronto.

La parte quantitativa ha interessato 1.024 RLS aziendali operanti in imprese private e istituzioni pubbliche con almeno dieci addetti. Sono stati coinvolti anche circa 175 rappresentanti territoriali, mentre la parte qualitativa ha approfondito tre casi relativi ai RLST e tre esperienze riguardanti i RLSSP.

I casi studio hanno esaminato comparti e contesti differenti, tra i quali artigianato, edilizia, metalmeccanica, sanità, trasporto ferroviario e infrastrutture. I workshop hanno coinvolto rappresentanti sindacali, operatori dei patronati, esperti di prevenzione e rappresentanti dei lavoratori.

Questo approccio ha consentito di mettere in relazione il livello di maturità dei sistemi aziendali con l’effettiva capacità dei RLS di partecipare alle decisioni.

L’identikit del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Il profilo dei rappresentanti intervistati mostra una partecipazione ancora fortemente caratterizzata dal punto di vista anagrafico, territoriale e di genere.

Il 73% dei RLS aziendali è costituito da uomini, mentre la fascia di età più rappresentata è quella compresa tra i 40 e i 50 anni. Il 64,8% possiede un diploma di scuola secondaria superiore e il 56% opera nel Nord Italia.

Oltre il 60% lavora nel settore dei servizi. Le aziende con più di 249 dipendenti rappresentano il 45,1% del campione, mentre circa il 90% dei RLS svolge mansioni da operaio o impiegato.

I dati evidenziano una rappresentanza ancora poco equilibrata. Donne, giovani e lavoratori stranieri risultano meno presenti, nonostante possano essere esposti a condizioni, rischi e vulnerabilità differenti.

Anche la distribuzione geografica appare disomogenea. Nelle aree caratterizzate da imprese più strutturate e da relazioni industriali consolidate, la presenza del RLS tende a essere maggiormente riconosciuta. Nei territori dominati da microimprese e attività frammentate, il ruolo può invece risultare meno visibile e più difficile da esercitare.

Aziende virtuose e sistemi di prevenzione bloccati

Uno dei dati più significativi dell’indagine Inail sulla sicurezza sul lavoro riguarda la netta polarizzazione tra i diversi modelli aziendali.

Il 38% delle aziende viene inserito nel modello definito “bloccato”, nel quale una bassa maturità dei sistemi di prevenzione si accompagna a una limitata partecipazione dei RLS.

Il 36% rientra invece nel modello “virtuoso”, caratterizzato da sistemi di sicurezza evoluti e da un elevato coinvolgimento della rappresentanza.

La restante parte del campione comprende:

  • un 10,5% di aziende con sistemi maturi, ma con una partecipazione ancora bassa;
  • un 15% di realtà nelle quali il RLS è attivo, nonostante il sistema di prevenzione risulti incompleto.

Questa classificazione mostra che l’esistenza di procedure, certificazioni e documenti non garantisce automaticamente una prevenzione partecipata. Un’organizzazione può essere formalmente strutturata e, nello stesso tempo, lasciare il rappresentante ai margini delle decisioni.

Allo stesso modo, un RLS preparato e propositivo può operare all’interno di un’impresa ancora priva di strumenti adeguati per trasformare le segnalazioni in misure concrete.

Accesso alle informazioni, uno dei principali ostacoli per i RLS

Per valutare correttamente i rischi, il rappresentante deve conoscere l’andamento degli infortuni sul lavoro, delle malattie professionali, delle segnalazioni e degli incidenti mancati.

L’indagine rivela però una difficoltà significativa nell’accesso e nella comprensione dei dati aziendali. Secondo la maggioranza dei RLS, negli ultimi tre anni il numero di infortuni e malattie professionali sarebbe rimasto sostanzialmente stabile. Circa il 40% degli intervistati, tuttavia, non è stato in grado di valutare l’andamento delle malattie professionali.

Alla base di questa incertezza vi sarebbero informazioni non sempre disponibili, dati poco chiari e difficoltà di interpretazione dei contenuti presentati durante le riunioni periodiche.

Il problema è rilevante perché una rappresentanza priva di dati leggibili non può partecipare pienamente alla prevenzione. Senza conoscere la frequenza degli eventi, i reparti interessati e le cause ricorrenti, diventa difficile avanzare proposte mirate.

La semplice consegna di un documento non può quindi essere considerata sufficiente. Le informazioni devono essere complete, tempestive e comprensibili.

Stress lavoro-correlato

Lo stress lavoro-correlato è il rischio indicato con maggiore frequenza dai rappresentanti coinvolti nell’indagine. Seguono i problemi biomeccanici ed ergonomici, i rischi fisici e quelli connessi al lavoro al videoterminale.

La percezione dello stress aumenta soprattutto nelle imprese di grandi dimensioni e in settori complessi come la sanità, i trasporti e le attività finanziarie.

Il dato conferma che la sicurezza non può essere limitata alla prevenzione di cadute, urti o incidenti causati dai macchinari. Le condizioni organizzative incidono in modo diretto sulla salute dei lavoratori.

Turni, carichi di lavoro, autonomia, relazioni con i superiori, pressioni sui risultati e difficoltà di conciliazione possono generare conseguenze fisiche e psicologiche. Per questa ragione, lo stress dovrebbe essere affrontato attraverso una valutazione che consideri non soltanto i singoli lavoratori, ma anche il modo in cui l’attività viene organizzata.

L’indagine evidenzia inoltre che nella valutazione dei rischi vengono considerate soprattutto situazioni come gravidanza e disabilità, mentre risultano meno approfonditi fattori quali età, genere, provenienza e tipologia contrattuale.

Digitalizzazione e sicurezza

La trasformazione digitale sta cambiando non soltanto gli strumenti utilizzati, ma anche le modalità con cui il lavoro viene programmato, controllato e valutato.

Secondo i RLS, le tecnologie digitali vengono impiegate principalmente per il monitoraggio delle attività e per l’assegnazione automatica di compiti e turni. Una quota significativa degli intervistati ritiene che questi strumenti abbiano determinato un incremento dei ritmi produttivi e del controllo sulle prestazioni.

Il fenomeno appare più evidente nelle organizzazioni di grandi dimensioni, dove piattaforme, algoritmi e sistemi di rilevazione possono incidere sull’autonomia individuale e sui tempi di esecuzione.

La digitalizzazione può certamente migliorare l’efficienza e favorire la raccolta dei dati. Può però anche generare nuovi rischi psicosociali, soprattutto quando viene introdotta senza un confronto preventivo con i lavoratori e con i loro rappresentanti.

Il RLS dovrebbe essere coinvolto prima dell’adozione di sistemi di monitoraggio, strumenti automatizzati e nuove procedure digitali. La valutazione deve infatti prendere in esame anche gli effetti su carichi, autonomia, isolamento e velocità di lavoro.

Il coinvolgimento del RLS resta spesso superficiale

Le attività nelle quali il rappresentante risulta maggiormente coinvolto sono l’informazione ai lavoratori e la formulazione di proposte per migliorare i sistemi di prevenzione.

La partecipazione cresce anche nella fase di valutazione dei rischi, ma secondo l’indagine un coinvolgimento superficiale o limitato riguarda circa la metà delle imprese.

In molti casi il RLS viene informato quando le scelte sono già state definite. Questa modalità riduce la consultazione a un passaggio formale e impedisce al rappresentante di incidere realmente sulle decisioni.

Il coinvolgimento dovrebbe invece iniziare nella fase di analisi del problema e proseguire durante la progettazione delle soluzioni, l’applicazione delle misure e la successiva verifica dei risultati.

Quale formazione serve ai rappresentanti per la sicurezza

La formazione obbligatoria rappresenta una base indispensabile, ma non appare più sufficiente per affrontare la complessità dei rischi contemporanei.

I rappresentanti chiedono percorsi aggiuntivi dedicati a:

  • rischi psicosociali;
  • analisi e misurazione dei carichi di lavoro;
  • lettura dei dati su infortuni e malattie professionali;
  • trasformazione digitale;
  • procedure di segnalazione;
  • comunicazione con i lavoratori e con le figure aziendali.

La formazione in presenza viene generalmente preferita rispetto alla videoconferenza sincrona e ai corsi svolti esclusivamente attraverso l’e-learning. Tra le priorità indicate figurano anche una maggiore condivisione dei dati e il miglioramento delle procedure aziendali di risposta alle segnalazioni.

Un RLS preparato deve infatti possedere competenze tecniche, organizzative e relazionali. Non è sufficiente conoscere gli obblighi normativi: occorre saper interpretare le informazioni, ascoltare i colleghi e tradurre le criticità in proposte praticabili.

RLST e sicurezza nelle micro e piccole imprese

La funzione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale assume particolare importanza nelle aziende nelle quali non è presente un RLS interno.

Il campione analizzato dall’Inail proviene prevalentemente dal Nord Italia e opera spesso all’interno di ambiti provinciali. Quasi il 60% dei RLST segue aziende artigiane, mentre il 38,5% lavora nel comparto dell’edilizia.

Più della metà non è in grado di indicare con precisione il numero delle aziende aderenti agli organismi paritetici. Nei territori più estesi, ogni rappresentante può trovarsi a seguire un numero molto elevato di imprese.

Questa situazione rende complesso programmare visite periodiche, costruire rapporti continuativi e verificare l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione.

Nelle imprese seguite dai RLST, i sistemi di gestione appaiono mediamente meno strutturati. L’analisi degli eventi è spesso sporadica, la formazione si limita agli adempimenti minimi e la partecipazione dei dipendenti resta marginale.

Le aziende di maggiori dimensioni e quelle localizzate nel Nord risultano generalmente più organizzate. Nelle realtà più fragili, l’attività dei RLST si concentra soprattutto sulle visite e sull’accesso alla documentazione, mentre la partecipazione ai processi decisionali resta debole.

Il ruolo dei RLSSP nei siti produttivi complessi

Nei cantieri, negli ospedali, nelle infrastrutture e nei luoghi nei quali operano contemporaneamente diverse imprese, i rischi non riguardano soltanto la singola azienda. Possono dipendere anche dalle interferenze tra attività, dalla frammentazione degli appalti e dalla presenza di procedure differenti.

In questi contesti, il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo può svolgere una funzione di coordinamento tra le diverse rappresentanze.

I casi studio mostrano che il ruolo diventa più efficace quando sono presenti:

  • protocolli formalizzati;
  • tavoli di monitoraggio;
  • relazioni continuative tra imprese;
  • collaborazione con aziende sanitarie e Ispettorato del lavoro;
  • una rete territoriale capace di condividere informazioni.

Dove manca un ecosistema integrato della prevenzione, il contributo del RLSSP tende invece a ridursi.

Punti di forza e criticità della rappresentanza

I workshop realizzati nell’ambito dell’indagine hanno permesso di individuare i principali fattori che favoriscono o ostacolano il lavoro dei rappresentanti.

Tra i punti di forza emergono l’autonomia, la motivazione, l’esperienza e la capacità di costruire un rapporto di fiducia con i lavoratori. La partecipazione organizzata risulta associata a migliori prestazioni in materia di sicurezza.

Le criticità riguardano invece:

  • il coinvolgimento tardivo;
  • l’elevato numero di aziende affidate ai RLST;
  • la frammentazione di appalti e filiere;
  • le carenze nella comunicazione;
  • una formazione non sempre adeguata;
  • la limitata presenza di giovani, donne e lavoratori stranieri.

Le opportunità indicate dai partecipanti comprendono il rafforzamento della contrattazione collettiva, la formazione continua e il coordinamento tra rappresentanti aziendali, territoriali e di sito.

Tra le principali minacce figurano la tendenza a considerare la sicurezza sul lavoro come un costo, la burocratizzazione, il calo della partecipazione sindacale e una digitalizzazione non inclusiva. Preoccupa anche la difficoltà di garantire il ricambio generazionale e il trasferimento delle competenze maturate dai rappresentanti più esperti.

Come rafforzare il ruolo del RLS nella prevenzione

L’indagine Inail individua alcune condizioni essenziali per rendere la rappresentanza più efficace.

La prima riguarda il coinvolgimento preventivo. Il RLS deve poter partecipare quando i problemi vengono analizzati e non soltanto quando le soluzioni sono già state approvate.

La seconda è l’accesso alle informazioni. Dati sugli infortuni, malattie professionali, segnalazioni e near miss devono essere disponibili in una forma chiara e utilizzabile.

La terza leva è rappresentata dalla formazione continua. L’evoluzione dei rischi richiede competenze aggiornate su organizzazione del lavoro, stress, digitalizzazione, ergonomia e analisi dei dati.

È inoltre necessario rafforzare le reti territoriali, soprattutto nei comparti composti da numerose micro e piccole imprese. Il RLST non può essere lasciato solo di fronte a centinaia di aziende e cantieri.

Infine, occorre migliorare il coordinamento tra imprese, rappresentanti, organismi paritetici, parti sociali e organi di vigilanza. La prevenzione diventa più efficace quando le informazioni circolano e le responsabilità vengono condivise.

Che cosa dice l’indagine Inail sul ruolo dei RLS?

L’indagine evidenzia una situazione polarizzata. In alcune aziende il RLS partecipa attivamente alla prevenzione, mentre in molte altre il coinvolgimento resta formale, tardivo o limitato dalla difficoltà di accedere ai dati.

Qual è il rischio maggiormente segnalato dai rappresentanti?

Lo stress lavoro-correlato è il rischio maggiormente percepito, seguito dai problemi biomeccanici ed ergonomici. La percezione cresce soprattutto nei settori caratterizzati da elevata complessità organizzativa.

Qual è la differenza tra RLS, RLST e RLSSP?

Il RLS opera all’interno di una singola azienda. Il RLST esercita il ruolo a livello territoriale o di comparto nelle imprese prive di rappresentante interno. Il RLSSP interviene nei siti produttivi complessi dove sono presenti più aziende.

Perché il RLS deve accedere ai dati sugli infortuni?

La disponibilità dei dati permette di individuare reparti critici, cause ricorrenti, malattie professionali e incidenti mancati. Senza informazioni comprensibili, il rappresentante non può formulare proposte di prevenzione adeguate.

La digitalizzazione può creare nuovi rischi sul lavoro?

Sì. Le tecnologie possono aumentare produttività e precisione, ma anche intensificare ritmi, controllo e isolamento. Per questo gli effetti organizzativi e psicosociali devono essere valutati prima dell’introduzione dei nuovi sistemi.

Le conclusioni della ricerca ribadiscono la necessità di rafforzare quantitativamente e operativamente la rappresentanza, sviluppando un raccordo più stabile tra imprese, istituzioni, ricerca e parti sociali.

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