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Testo Unico dell’Edilizia: gli ingegneri italiani avanzano le loro proposte

Gli ingegneri italiani propongono modifiche e miglioramenti al Testo Unico Dell’Edilizia. Tutte le proposte.

Testo Unico dell'Edilizia: gli ingegneri italiani avanzano le loro proposte
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Il 26 luglio scorso, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha tenuto un incontro presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con ing. Walter Lupi, il responsabile della Commissione relatrice per la revisione del Dpr 380/2011 (Testo Unico dell’Edilizia).

Il CNI era rappresentato dal suo presidente, Angelo Domenico Perrini, dal Vicepresidente Elio Masciovecchio, dalla Consigliera Irene Sassetti, delegata all’edilizia e all’urbanistica e coordinatrice del Gruppo di Lavoro del CNI su questo tema, insieme a una vasta rappresentanza degli ordini provinciali (federazioni regionali), partecipanti sia in persona che a distanza.

  1. Tutte le modifiche proposte.
  2. Revisione degli interventi edilizi
  3. La necessità di regolarizzare le piccole difformità riscontrabili nella maggior parte degli edifici esistenti
  4. Sei un ingegnere? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

Gli ingegneri italiani propongono modifiche e miglioramenti al Testo Unico Dell’Edilizia. Tutte le proposte.

“Durante l’incontro – ha dichiarato Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI – abbiamo avuto l’opportunità di presentare il nostro Gruppo di Lavoro, evidenziando la sua composizione che include la partecipazione di rappresentanti del Censu e di molte regioni italiane. Riteniamo che ogni Ordine territoriale possa contribuire alla modifica del Dpr 380/2011, su cui si sta lavorando incessantemente dal 2017, per garantire la sua realizzazione nel minor tempo possibile. Abbiamo inoltre ribadito l’importanza che il nuovo testo venga ratificato non come un Dpr, ma come una legge a tutti gli effetti, proprio come è avvenuto per il Codice degli Appalti”.

Tutte le modifiche proposte.

Più specificamente, il Gruppo di Lavoro del CNI ha espresso il suo apprezzamento per l’ottimo lavoro svolto che ha portato alla proposta di modifica attualmente in esame, con principi totalmente condivisibili, ma ha espresso il desiderio di ulteriori modifiche e semplificazioni che possano fornire garanzie agli operatori dell’edilizia, facilitando il loro lavoro e, contemporaneamente, garantendo un’efficace e agile azione di controllo da parte della Pubblica Amministrazione.

In particolare, è stato evidenziato il principio di sussidiarietà nei confronti della Pubblica Amministrazione, da parte degli Ordini e dei professionisti, per instaurare un rapporto di piena collaborazione tra queste parti. In questo modo, sarà possibile ridurre il carico di lavoro degli Uffici Comunali, Regionali e di altri Enti coinvolti nei processi edilizi, migliorando la funzione di controllo nel corso del procedimento amministrativo.

Revisione degli interventi edilizi

L’importante modifica della legislazione in materia di revisione degli interventi edilizi mira alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, alla razionalizzazione dei titoli abilitativi, alla sicurezza del diritto per i professionisti e gli operatori del settore, all’ampliamento delle tipologie di interventi i cui progetti possono beneficiare dei titoli edilizi non provvedimentali e autocertificabili dai professionisti, con l’utilizzo metodico della conferenza dei servizi semplificata in caso di necessità di nulla osta da parte degli enti preposti alla tutela, con la garanzia di tempi certi e perentori.

La necessità di regolarizzare le piccole difformità riscontrabili nella maggior parte degli edifici esistenti

Riguardo alla necessità di regolarizzare le piccole difformità riscontrabili nella maggior parte degli edifici esistenti, il Gruppo di Lavoro ha fatto notare che la normativa attuale relativa all’accertamento di conformità (articoli 36 e 37 del testo attuale) si è dimostrata inefficace.

La cosiddetta “doppia conformità” urbanistica, e ancor più edilizia, rende nella maggior parte dei casi impossibile la regolarizzazione delle difformità, anche se prevalentemente formali.

La conseguenza è che non si riesce a riportare nella legalità una parte significativa del patrimonio edilizio nazionale, precludendo la possibilità di eseguire lavori di manutenzione, ristrutturazione, miglioramento sismico e di efficienza energetica e l’accesso agli incentivi fiscali come previsto dall’art.49 del DPR 380 /2001. Inoltre, la vendita di tali immobili risulta complicata a causa dell’obbligo di assicurarne la conformità nell’atto di trasferimento, con conseguente danno per l’economia e un incoraggiamento indiretto al consumo del suolo.

Alcune regioni hanno già promulgato leggi in tal senso, cercando di mitigare gli effetti paralizzanti di quest’ultima. Il CNI sollecita la redazione di un testo che finalmente consenta la regolarizzazione della maggior parte degli edifici, afflitti da piccole discrepanze rispetto ai titoli edilizi legittimanti e spesso molto datati.

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