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Intelligenza artificiale, il decreto attuativo cambia formazione e responsabilità per gli ingegneri

IA negli studi di ingegneria: decreto attuativo, formazione, vigilanza e responsabilità cambiano l’uso degli strumenti digitali professionali

Intelligenza artificiale, il decreto attuativo cambia formazione e responsabilità per gli ingegneri
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Lo schema di adeguamento nazionale al Regolamento UE 2024/1689 rafforza il ruolo delle autorità, introduce nuovi obblighi formativi e impone un uso più consapevole dell’IA nelle professioni tecniche.

L’intelligenza artificiale entra in una fase nuova anche per gli studi di ingegneria. Non più soltanto tecnologia da sperimentare, software da integrare nei processi o supporto operativo per velocizzare relazioni, calcoli, verifiche e documenti. Con lo schema di decreto legislativo di adeguamento della normativa italiana al Regolamento UE 2024/1689, l’IA diventa un tema regolato, vigilato e destinato a incidere sulla formazione, sull’organizzazione professionale e sul rapporto tra tecnico e committente.

  1. Il decreto nazionale sull’IA parte dalla governance
  2. Formazione sull’IA
  3. IA negli studi di ingegneria
  4. Autorità, vigilanza e sistemi ad alto rischio
  5. Equo compenso e valore della verifica tecnica
  6. Informare il committente
  7. Spazi di sperimentazione e innovazione controllata
  8. Cosa cambia per gli studi tecnici
  9. L’ingegnere resta il presidio umano del processo
  10. Sei un ingegnere? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

IA negli studi di ingegneria: decreto attuativo, formazione, vigilanza e responsabilità cambiano l’uso degli strumenti digitali professionali

Il provvedimento nasce per allineare l’ordinamento nazionale all’AI Act europeo, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale. Il cuore del decreto non è solo l’innovazione tecnologica, ma la costruzione di un sistema di governance: autorità competenti, poteri di controllo, procedure di vigilanza, spazi di sperimentazione e percorsi formativi.

Il decreto nazionale sull’IA parte dalla governance

Lo schema di decreto individua le autorità nazionali per l’intelligenza artificiale nell’Agenzia per l’Italia digitale e nell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. L’AgID assume il ruolo di autorità nazionale di notifica, mentre l’ACN è chiamata a svolgere funzioni rilevanti sul piano della vigilanza del mercato e del punto di contatto unico.

Questo impianto interessa anche le professioni tecniche perché definisce il quadro entro cui i sistemi di IA dovranno essere utilizzati, controllati e, nei casi previsti, registrati o sottoposti a verifiche. Il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale non viene vietata, ma viene inserita dentro un sistema di responsabilità pubblica e professionale.

Formazione sull’IA

Uno degli aspetti più rilevanti per gli ingegneri riguarda la formazione sull’intelligenza artificiale. Lo schema di decreto valorizza l’alfabetizzazione all’IA e inserisce il tema nei percorsi di formazione, con l’obiettivo di rendere professionisti, operatori e organizzazioni più consapevoli nell’utilizzo dei sistemi automatizzati.

Nel caso degli ingegneri, la formazione non può limitarsi alla conoscenza di un software. Deve riguardare la comprensione dei limiti dei sistemi, la qualità dei dati, la verifica degli output, la protezione delle informazioni, i profili di cybersicurezza e le possibili conseguenze di un uso non corretto degli strumenti.

Un professionista tecnico che utilizza l’IA per predisporre una relazione, analizzare documentazione, supportare una valutazione progettuale o organizzare dati di commessa deve sapere come leggere criticamente il risultato ottenuto. L’output non è una verità tecnica. È un prodotto da verificare, validare e ricondurre alla responsabilità professionale dell’ingegnere.

IA negli studi di ingegneria

Nella pratica quotidiana, l’intelligenza artificiale può essere utilizzata in molte attività dello studio tecnico: analisi preliminari, lettura e sintesi di documenti, redazione di bozze, computi, capitolati, organizzazione di fascicoli, controllo di coerenza tra elaborati, supporto ad attività BIM, valutazioni energetiche e gestione di pratiche complesse.

Il decreto, però, invita a superare una lettura ingenua dell’innovazione. L’IA può aumentare la produttività, ma non sostituisce il giudizio tecnico. Può accelerare alcuni passaggi, ma non elimina la necessità di controllo. Può offrire un supporto, ma non si assume la responsabilità dell’elaborato finale.

Autorità, vigilanza e sistemi ad alto rischio

Il quadro delineato dal decreto prevede anche poteri di vigilanza e controllo sui sistemi di IA, con particolare attenzione ai sistemi ad alto rischio e ai prodotti disciplinati dalla normativa europea. L’ACN assume un ruolo centrale nell’attività di vigilanza, mentre AgID interviene sul fronte delle procedure di notifica e della valutazione degli organismi competenti.

Per gli studi di ingegneria questo non significa che ogni uso dell’IA ricada automaticamente in un regime di rischio elevato. Tuttavia, il principio della classificazione del rischio è destinato a diventare un riferimento importante anche nella pratica professionale.

Uno strumento utilizzato per attività redazionali o organizzative non ha lo stesso peso di un sistema impiegato in processi che incidono su sicurezza, valutazioni tecniche, infrastrutture, impianti, opere pubbliche o decisioni con effetti rilevanti per persone, imprese e pubbliche amministrazioni.

Equo compenso e valore della verifica tecnica

Il tema dell’equo compenso si inserisce in questo quadro. L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale può incidere sulla valutazione della prestazione, ma sarebbe riduttivo leggere questa novità come una semplice riduzione dei costi professionali.

L’IA può velocizzare alcune attività esecutive, ma può anche richiedere nuove attività di controllo: selezione dello strumento, verifica dei dati inseriti, validazione degli output, revisione degli elaborati, tracciamento delle operazioni, gestione della riservatezza e responsabilità sulla consegna finale.

Per gli ingegneri, il valore della prestazione non coincide con il tempo materiale impiegato per produrre un documento. Conta la competenza tecnica, la capacità di valutazione, la responsabilità assunta e la qualità del controllo professionale. Se l’IA entra nel processo, il valore si sposta ancora di più sulla validazione, sulla lettura critica e sulla capacità di governare strumenti complessi.

Informare il committente

Il nuovo scenario normativo rende centrale anche il rapporto con il cliente. Quando uno studio tecnico utilizza strumenti di intelligenza artificiale nello svolgimento di un incarico, la trasparenza diventa un elemento della prestazione professionale.

Nella pratica, sarà sempre più opportuno indicare nelle lettere di incarico, nei preventivi o nelle informative professionali se e in che modo vengono impiegati strumenti di IA. L’obiettivo non è appesantire il rapporto con il committente, ma chiarire il perimetro di utilizzo della tecnologia.

Il cliente deve sapere se l’IA viene usata per attività di supporto documentale, organizzazione dei dati, redazione preliminare, controllo di coerenza o analisi più complesse. Allo stesso tempo, deve essere chiaro che la responsabilità finale resta in capo al professionista.

Spazi di sperimentazione e innovazione controllata

Un altro elemento significativo dello schema di decreto riguarda lo Spazio di sperimentazione italiano per l’IA, pensato per favorire innovazione, competitività e sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale in un ambiente controllato.

Questo aspetto può interessare anche il mondo tecnico e progettuale, soprattutto nei casi in cui imprese, start-up, università, centri di ricerca e professionisti siano coinvolti nello sviluppo o nella sperimentazione di soluzioni avanzate. Il principio è importante: l’innovazione non viene bloccata, ma accompagnata dentro percorsi verificabili.

Cosa cambia per gli studi tecnici

Il decreto non chiede agli studi di ingegneria di rinunciare all’intelligenza artificiale. Indica, piuttosto, una direzione precisa: usare l’IA in modo consapevole, proporzionato e documentabile.

La formazione dei collaboratori sarà un altro passaggio decisivo. Un uso scorretto dell’IA può derivare non solo da limiti dello strumento, ma anche da scarsa consapevolezza di chi lo utilizza. Saper formulare una richiesta, leggere una risposta, individuare un errore e verificare una fonte diventa parte della competenza tecnica.

L’ingegnere resta il presidio umano del processo

Il punto centrale del nuovo quadro normativo è la responsabilizzazione. L’intelligenza artificiale può diventare una leva importante per gli studi di ingegneria, ma solo se inserita in un processo governato dal professionista.

Il valore dell’ingegnere non viene cancellato dalla tecnologia. Al contrario, emerge con maggiore forza proprio dove lo strumento automatico mostra i suoi limiti: interpretazione del caso concreto, valutazione del rischio, controllo della conformità, scelta tecnica, rapporto con il cliente e responsabilità finale.

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