mercoledì, Settembre 16, 2026
0 Carrello
Edilizia

Ecobonus 2027, il 65% torna al centro dei dibattiti

Ecobonus 2027. Ipotesi detrazione al 65% per prima casa, infissi, pompe di calore e isolamento. Cosa prevede oggi la legge e cosa può cambiare in Manovra.

Ecobonus 2027, il 65% torna al centro dei dibattiti
98Visite

Il destino dell’Ecobonus nel 2027 si giocherà nella prossima legge di Bilancio. Il punto di partenza, però, è già scritto nella normativa: senza ulteriori interventi del legislatore, dal prossimo anno la detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici sarà meno conveniente rispetto al 2026.

Ecobonus 2027. Ipotesi detrazione al 65% per prima casa, infissi, pompe di calore e isolamento. Cosa prevede oggi la legge e cosa può cambiare in Manovra.

La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha infatti mantenuto per quest’anno la detrazione ordinaria al 36%, elevandola al 50% per le spese sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento sull’immobile destinato ad abitazione principale. Per il 2027, invece, la stessa disposizione prevede il passaggio rispettivamente al 30% e al 36%.

È su questo quadro già definito che si innesta una delle ipotesi circolate in vista della Manovra 2027: riportare al 65% la detrazione per una parte degli interventi capaci di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, con particolare attenzione alla prima casa.

Non c’è ancora, tuttavia, una norma che istituisca il nuovo incentivo. Il possibile Ecobonus al 65% resta per ora una soluzione allo studio, anticipata dalla stampa e ancora da tradurre, eventualmente, in una disposizione della legge di Bilancio.

Perché il 2027 rappresenta uno spartiacque per i bonus energetici

Il confronto non riguarda soltanto qualche punto percentuale in più o in meno. Dal punto di vista fiscale, il 2027 può segnare una cesura rispetto al biennio precedente.

La modifica introdotta con la Legge di Bilancio 2026 ha infatti rinviato di un anno la riduzione delle aliquote. Il legislatore ha stabilito che il 36% ordinario e il 50% per l’abitazione principale continuassero a valere anche per le spese sostenute nel 2026, spostando al prossimo anno il passaggio alle percentuali inferiori.

Se la normativa non sarà nuovamente modificata, quindi, nel 2027 il vantaggio fiscale sarà pari al 30% nella generalità dei casi e al 36% per la prima casa, quando sono rispettati i requisiti previsti dalla legge.

L’ipotesi del 65% avrebbe un effetto completamente diverso: anziché limitarsi a prorogare l’attuale disciplina, riporterebbe alcuni lavori di efficienza energetica su una fascia di incentivo decisamente superiore.

L’Ecobonus potrebbe tornare a distinguersi dagli altri bonus edilizi

Negli ultimi anni il sistema dei bonus casa è stato progressivamente semplificato nelle aliquote. Una conseguenza è stata l’avvicinamento del trattamento fiscale degli interventi di riqualificazione energetica a quello delle normali opere di recupero edilizio.

Un eventuale ritorno al 65% invertirebbe almeno in parte questa tendenza.

L’idea sarebbe quella di attribuire un vantaggio maggiore ai lavori che incidono direttamente sui consumi dell’edificio, sulla produzione di energia termica da fonti rinnovabili o sull’efficienza degli impianti.

Non sarebbe una novità assoluta. Il 65% ha rappresentato per anni una delle aliquote caratteristiche dell’Ecobonus e ha riguardato diverse tecnologie per il miglioramento energetico degli edifici.

Anche la documentazione ENEA continua a distinguere le diverse tipologie di intervento che possono accedere alle detrazioni fiscali e rinvia, per il 2026, alle aliquote aggiornate dalla normativa vigente.

Quali interventi sono al centro del confronto

Le prime anticipazioni indicano un perimetro concentrato sulle opere maggiormente legate alla riduzione del fabbisogno energetico dell’immobile.

Tra le tecnologie considerate figurano pompe di calore, interventi sull’involucro edilizio, sostituzione degli infissi, sistemi ibridi, solare termico, schermature e dispositivi per la regolazione e il controllo intelligente degli impianti.

Più che l’elenco definitivo, che ancora non esiste, conta però l’impostazione che potrebbe assumere la misura: concentrare le risorse sugli interventi capaci di generare un miglioramento energetico verificabile.

È uno dei motivi per cui il futuro incentivo potrebbe essere diverso, nei requisiti e nelle condizioni di accesso, dall’Ecobonus conosciuto negli anni passati.

Il caso delle pompe di calore

Tra le tecnologie destinate ad avere un ruolo centrale ci sono le pompe di calore.

Il tema viene spesso semplificato parlando di “bonus condizionatori”, ma sul piano tecnico le due cose non coincidono. Nel sistema Ecobonus assume rilievo la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con apparecchiature che rispettano specifici requisiti di efficienza, non il semplice acquisto di un dispositivo utilizzato unicamente per raffrescare un ambiente.

La distinzione diventa ancora più importante alla luce delle politiche europee di elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dalle fonti fossili.

La stessa Commissione europea, nei documenti più recenti sulla sicurezza energetica, richiama espressamente l’elettrificazione e le pompe di calore tra gli strumenti utilizzabili dagli Stati per diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Le caldaie a combustibili fossili seguono invece un’altra strada

La direzione imboccata dalla normativa è già chiara sul fronte delle caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili.

La disciplina dell’Ecobonus esclude le spese sostenute per sostituire gli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche a combustibile fossile. La previsione è stata introdotta nella normativa dei bonus edilizi già a partire dal 2025.

Il principio è coerente con il progressivo spostamento degli incentivi verso tecnologie meno dipendenti dal gas e con le strategie europee di decarbonizzazione degli edifici.

Differente è la posizione dei sistemi ibridi, nei quali tecnologie diverse vengono integrate all’interno dello stesso impianto: proprio questi sistemi rientrano tra quelli citati nelle anticipazioni sul possibile nuovo Ecobonus.

Bruxelles apre nuovi margini per gli investimenti energetici

Una parte decisiva della discussione si svolge fuori dai confini nazionali.

Nel 2026 la Commissione europea ha proposto di ampliare la flessibilità concessa agli Stati nell’ambito delle regole fiscali europee, estendendola anche a determinate misure di sicurezza energetica.

Il meccanismo riguarda interventi capaci di diminuire la dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili e di rafforzare la resilienza del sistema energetico.

Non si tratta, però, di una sospensione generalizzata delle regole di bilancio. La Commissione ha fissato un limite specifico per le misure energetiche pari allo 0,3% del PIL ogni anno, fino a un massimo cumulativo dello 0,6% del PIL tra il 2026 e il 2028, all’interno del più ampio margine previsto dalla clausola nazionale di salvaguardia.

Questa cornice è importante anche per comprendere il dibattito italiano: maggiori margini europei possono rendere più agevole finanziare politiche energetiche nazionali, ma non determinano automaticamente quali misure verranno adottate.

Flessibilità europea non significa automaticamente Ecobonus

Il collegamento tra la flessibilità concessa da Bruxelles e il possibile Ecobonus al 65% deve quindi essere letto con cautela.

Gli Stati che intendono utilizzare questi spazi devono individuare gli interventi, quantificarne l’impatto finanziario e dimostrare che rispondano effettivamente agli obiettivi di sicurezza energetica individuati a livello europeo.

La Commissione ha chiarito che la sostenibilità dei conti pubblici continua a rappresentare un vincolo e che la maggiore flessibilità deve rimanere entro limiti definiti.

Di conseguenza, anche qualora il Governo decidesse di destinare parte dello spazio disponibile agli incentivi per gli edifici, sarebbe necessario definire una misura compatibile sia con le regole europee sia con gli equilibri della finanza pubblica italiana.

Perché l’efficienza degli edifici resta strategica

A spiegare la centralità del tema ci sono anche i dati raccolti dall’ENEA.

Il Rapporto annuale sulle detrazioni fiscali 2026, pubblicato a luglio, analizza gli interventi conclusi nel 2025 e misura non soltanto la spesa mobilitata dagli incentivi, ma anche i risparmi energetici prodotti.

Il monitoraggio riguarda Ecobonus, Bonus Casa, SuperEcobonus e gli altri strumenti per i quali è prevista la trasmissione delle informazioni all’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica.

Questo aspetto offre una chiave di lettura diversa rispetto alla sola convenienza fiscale. Gli incentivi agli edifici sono anche uno degli strumenti attraverso cui l’Italia cerca di ridurre i consumi del patrimonio immobiliare esistente e di raggiungere gli obiettivi energetici nazionali ed europei.

Per questo il confronto sulla Manovra potrebbe spostarsi sempre più dalla semplice percentuale della detrazione alla qualità energetica degli interventi finanziati.

Prima casa, possibile priorità per il nuovo incentivo

Uno degli aspetti più delicati riguarda la platea dei beneficiari.

La normativa attuale ha già introdotto una differenza netta tra abitazione principale e altri immobili, attribuendo alla prima un’aliquota maggiorata quando la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento.

Le anticipazioni sul 65% sembrano muoversi nella stessa direzione, ipotizzando un trattamento più favorevole proprio per la casa principale.

La futura legge dovrà però stabilire se questa impostazione sarà confermata e, soprattutto, quali saranno i requisiti soggettivi richiesti per utilizzare la percentuale maggiorata.

Non è ancora deciso se basterà realizzare il singolo intervento

C’è poi una questione tecnica destinata a incidere molto sull’effettiva convenienza della misura.

Il legislatore potrebbe scegliere di attribuire la detrazione maggiorata in base alla semplice esecuzione di determinate categorie di lavori oppure collegarla ai risultati energetici ottenuti.

Nel secondo caso diventerebbero ancora più importanti certificazioni, requisiti prestazionali e documentazione tecnica.

Un’impostazione di questo tipo avvicinerebbe maggiormente il bonus alle politiche europee, che pongono l’accento sull’effettiva riduzione dei consumi e della dipendenza energetica.

Per ora, tuttavia, non c’è alcuna decisione ufficiale.

Cosa manca per conoscere davvero il nuovo Ecobonus

Prima che si possa parlare di un vero Ecobonus 2027 al 65%, serviranno diversi tasselli.

Dovranno essere individuati con precisione beneficiari e immobili interessati, le categorie di lavori ammesse, gli eventuali limiti di detrazione, i requisiti energetici e la disciplina applicabile agli interventi condominiali.

Andrà inoltre definito il coordinamento con il sistema generale delle detrazioni fiscali e con le limitazioni introdotte per determinate fasce di reddito.

Altro tema è quello delle modalità di utilizzo dell’agevolazione. Al momento non ci sono elementi normativi che indichino un ritorno generalizzato della cessione del credito o dello sconto in fattura. L’eventuale incentivo dovrebbe quindi essere costruito, salvo nuove disposizioni, attorno al meccanismo della detrazione fiscale.

Nel 2026 restano valide le aliquote attuali

Per famiglie e proprietari che stanno programmando lavori, l’elemento più importante è distinguere ciò che è già legge da ciò che potrebbe diventarlo.

Per le spese sostenute nel 2026, la disciplina vigente prevede il 36% nella generalità dei casi e il 50% per l’abitazione principale quando ricorrono le condizioni stabilite dalla normativa.

Nel 2027, in assenza di nuovi provvedimenti, le percentuali scenderanno invece al 30% e al 36%.

Il 65% appartiene quindi ancora al terreno delle scelte politiche che accompagneranno la preparazione della prossima Manovra. La discussione è aperta e il nuovo spazio europeo dedicato alla sicurezza energetica offre un contesto favorevole, ma aliquota, destinatari e lavori agevolati potranno considerarsi definitivi soltanto quando saranno inseriti in un testo normativo.

La partita dell’Ecobonus 2027 non riguarda dunque soltanto il ritorno di una vecchia percentuale. Il nodo sarà capire se il Governo sceglierà di utilizzare la leva fiscale per concentrare gli investimenti sugli edifici che consumano di più e sulle tecnologie in grado di ridurne stabilmente il fabbisogno energetico.

Sei un ingegnere? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?

Unione Professionisti ti dà la possibilità di progettare e completare da solo il tuo percorso di studi, proponendoti tutti i suoi corsi, sviluppati in modalità FAD asincrona, accreditati presso il CNI.

X

Per leggere l'articolo, accedi o registrati

Non hai un account? Registrati!
X

Per leggere l'articolo, lascia la tua email

Oppure accedi