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Ricorso di imprese e costruttori edili contro lo Split Payment

Imprese e costruttori edili chiedono alla Commissione Europea di fermare il Governo italiano sullo split payment

 


Ricorso di imprese e costruttori edili contro lo Split Payment

Lo split payment per le operazioni fra fornitori privati e Pubblica Amministrazione ha preso il via con le fatture dal primo gennaio, ma la norma sembra proprio non piacere alle imprese edili che.

Un antipatia, chiamiamola cosi, che ha fatto si che imprese e costruttori edili si siano rivolti alla Commissione Europea chiedendo di prendere posizione contro il Governo italiano, accusato di affossare la categoria con l’introduzione dello Split Payment.

Per mezzo dello Split payment i fornitori della Pubblica Amministrazione emettono fattura indicando la dicitura “scissione dei pagamenti” e incassano il corrispettivo al netto dell’IVA, che poi l’ente pubblico versa direttamente allo Stato. In sostanza l’impresa emette fattura ma non incassa l’IVA, che la PA versa direttamente all’Erario.

Un meccanismo che, secondo diversi esperti, causerebbe  alle imprese che intrattengono rapporti lavorativi  con la Pubblica Amministrazione una sensibile riduzione della liquidità.

Non incassare l’IVA, cosi come previsto dallo Split Payment provocherà un calo della liquidità stimabile in 1,5 miliardi per le imprese in attesa delle compensazioni fiscali.

Per i costruttori edili lo split payment conterrebbe una violazione del diritto comunitario.

Una battaglia, quella contro lo Split Payment che sembra coinvolgere non solo aziende e società di costruzione, ma tutto il comparto industriale italiano. Contrari alle penalizzazioni introdotte dallo split payment infatti risultano essere anche Confindustria e ANCE.

Nonostante la versione originaria della Legge di Stabilità subordinasse l’efficacia della misura dello Split Payment al rilascio di un apposita autorizzazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea, un emendamento predisposto dal Governo ha invece anticipato l’efficacia della misura, che è effettivamente entrata in vigore e produce effetti dal 1° gennaio 2015.

 

Un forte disagio che se sommato all’ormai cronico ritardo nei pagamenti dalla PA alle imprese, dipinge un quadro dalle tinte più che fosche.






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