mercoledì, Aprile 8, 2020
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Equo compenso, pressing di Confprofessioni sul Governo e ultime novità in arrivo dalla Corte di Cassazione

Subito un intervento per vietare definitivamente i bandi gratuiti della Pubblica Amministrazione. Un segnale per chiarire la posizione dell'esecutivo nei confronti di migliaia di professionisti.

Equo compenso: Confprofessioni, Governo, Corte di Cassazione
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Il presidente Stella incalza Palazzo Chigi: «Subito un intervento per vietare definitivamente i bandi gratuiti della Pubblica Amministrazione. Un segnale per chiarire la posizione dell’esecutivo nei confronti di migliaia di professionisti»

«Un segnale concreto dal Governo e dal Parlamento per risolvere l’annosa questione dell’equo compenso dei professionisti». Confprofessioni in pressing su Palazzo Chigi per correggere la norma che ha introdotto il principio dell’equo compenso delle prestazioni professionali rese alla Pubblica Amministrazione. In una nota, il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, rilancia l’urgenza di arrivare in tempi rapidi a una soluzione che «vieti il conferimento di incarichi professionali gratuiti o il cui compenso non sia commisurato a compenso equo».

“I tempi sono maturi per precisare una volta per tutte la nullità dei bandi gratuiti della P.A e riconoscere l’effettivo valore economico delle prestazioni professionali» sottolinea Stella. «Se l’equo compenso non ha trovato spazio nell’ultima Legge di Bilancio, Governo e Parlamento possono ora chiarire la loro posizione nei confronti di migliaia di liberi professionisti, inserendo un emendamento ad hoc sull’equo compenso, magari all’interno del Milleproroghe in discussione in queste ore al Senato».

«Si tratta di una questione vitale per moltissimi professionisti, soprattutto dell’area tecnica già colpita da una dura crisi, che operano con la Pubblica Amministrazione», aggiunge Stella. «Chiediamo quindi che venga eliminato definitivamente il malcostume della P.A di conferire incarichi gratuiti negli appalti pubblici e di servizio. Al tempo stesso, è necessario arrivare anche a definire dei parametri di riferimento per l’equo compenso per tutte quelle professioni non regolamentate che non dispongono di criteri per la liquidazione giudiziale dei compensi».

Compensi ai progettisti: nuova sentenza della Cassazione

Il compenso (equo) spettante a un architetto o ingegnere per le prestazioni parziali rese deve essere aumentato indipendentemente dalla causa relativa al mancato completamento dell’incarico e anche se esso sia stato determinato dalla revoca di quest’ultimo, proveniente dal committente

La Corte di Cassazione ricorda che l’articolo 10 della L. 143/49 dispone testualmente che la sospensione per qualsiasi motivo dell’incarico dato al professionista non esime il committente dall’obbligo di corrispondere l’onorario relativo al lavoro fatto e predisposto come precisato al seguente art. 18. Il secondo comma dell’art.10 prevede che, quando la sospensione non sia dovuta a cause dipendenti dal professionista stesso, rimane salvo il suo diritto al risarcimento degli eventuali maggiori danni.

L’art.18, richiamato dal citato art.10, disciplina le prestazioni parziali, ovvero le prestazioni del professionista che “non seguono lo sviluppo completo dell’opera ma si limitano solo ad alcune funzioni – appunto parziali – alle quali fu limitato l’incarico originario; in tale ipotesi, la valutazione dei compensi a percentuale è fatta sulla base delle aliquote specificate nella tabella 8, allegata alla legge, aumentata del 25 per cento “come nel caso della sospensione di incarico di cui al primo comma dell’art. 10”.

Nel caso di sospensione dell’incarico, il compenso si valuta applicando le corrispondenti aliquote o percentuali al consuntivo della parte di opera eseguita ed al preventivo della parte di opera progettata e non eseguita, facendone il cumulo, tenuto conto dei coefficienti di maggiorazione come è detto sopra.

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