martedì, Settembre 8, 2026
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Antisismico

Catene e tiranti antisismici. Quando servono e come si progetta un intervento su un edificio?

Una guida pratica per capire quando catene e tiranti antisismici migliorano la sicurezza degli edifici in muratura, come si progettano, quali pratiche servono e quanto costano.

Catene e tiranti antisismici. Quando servono e come si progetta un intervento su un edificio?
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Le catene e i tiranti antisismici possono migliorare in modo significativo il comportamento di un edificio in muratura, ma soltanto quando vengono utilizzati per correggere una vulnerabilità strutturale ben individuata. Non sono un rinforzo universale e non basta installare una barra d’acciaio tra due pareti per poter parlare di edificio più sicuro.

Una guida pratica per capire quando catene e tiranti antisismici migliorano la sicurezza degli edifici in muratura, come si progettano, quali pratiche servono e quanto costano.

L’impiego dei tiranti antisismici è particolarmente interessante negli edifici storici, nelle abitazioni con murature portanti, nelle costruzioni con solai scarsamente collegati alle pareti e nei fabbricati nei quali archi, volte o coperture generano spinte orizzontali.

La prima domanda, quindi, non dovrebbe essere quanto costa una catena antisismica, né quale diametro scegliere. Prima occorre capire quale movimento potrebbe sviluppare la costruzione e se un elemento resistente a trazione rappresenta davvero la risposta corretta.

È questo il criterio seguito anche dalle Norme Tecniche per le Costruzioni del D.M. 17 gennaio 2018, ancora riferimento nazionale ad agosto 2026 per la progettazione strutturale delle costruzioni esistenti, insieme alla Circolare 21 gennaio 2019 n. 7 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Entrambi i documenti pongono la conoscenza del comportamento della costruzione alla base della scelta dell’intervento.

A cosa servono catene e tiranti antisismici?

La risposta più semplice è questa: servono a impedire che due parti della costruzione che dovrebbero rimanere collegate tendano ad allontanarsi tra loro.

Il caso più intuitivo è quello di una facciata in muratura scarsamente collegata ai muri laterali. Durante un terremoto la parete può essere sollecitata in direzione perpendicolare al proprio piano e iniziare a ruotare verso l’esterno. È uno dei cosiddetti meccanismi locali di ribaltamento fuori piano, particolarmente pericolosi perché possono precedere il collasso di intere porzioni di facciata.

Una catena posizionata nella direzione corretta può limitare questo movimento collegando la parete a elementi capaci di offrire un contrasto.

Non è però l’unico scenario possibile.

Un tirante può essere utilizzato per contenere la spinta di una volta, per migliorare il collegamento fra pareti contrapposte, per limitare l’apertura degli angoli di un edificio oppure, all’interno di uno schema progettato, per contrastare le spinte generate da alcune coperture.

Il denominatore comune non è quindi il terremoto in senso generico. È la presenza di una forza o di un cinematismo che tende a separare elementi della costruzione.

Il vero problema negli edifici in muratura è spesso il collegamento

Due edifici costruiti con gli stessi mattoni o con la stessa pietra possono reagire in maniera molto diversa a un sisma.

Uno dei motivi riguarda la qualità dei collegamenti tra pareti, solai e copertura.

Una casa in muratura non dovrebbe essere immaginata come un insieme di muri indipendenti. Per ottenere un comportamento più favorevole è necessario che le varie parti possano scambiarsi le azioni e limitare i movimenti fuori piano.

Da qui nasce il concetto di comportamento scatolare.

Non significa rendere l’edificio completamente rigido. Significa fare in modo che le pareti non possano separarsi facilmente e che solai e copertura partecipino, nei limiti delle proprie caratteristiche, al collegamento dell’insieme.

La Circolare applicativa delle NTC dedica uno specifico approfondimento agli interventi sugli edifici in muratura e considera proprio i tiranti tra pareti opposte tra le tecniche utilizzabili per contrastare rotazioni fuori piano e migliorare i collegamenti della costruzione.

Una crepa nel muro significa che serve una catena?

No. Una crepa, da sola, non è una diagnosi strutturale.

Una fessura può essere prodotta da cause molto diverse: cedimenti delle fondazioni, movimenti termici, ritiro dell’intonaco, modifiche delle aperture, deformazioni dei solai oppure effettiva separazione tra parti dell’edificio.

Installare un tirante senza avere individuato il meccanismo che ha generato la lesione può essere inutile e, in alcuni casi, controproducente.

Una parete che presenta una lesione verticale in prossimità dell’incrocio con un’altra muratura può suggerire un problema di collegamento, ma è necessario verificare tessitura, continuità del muro, andamento della lesione sugli altri piani e comportamento degli orizzontamenti.

Se invece le crepe sono conseguenza di un cedimento fondale ancora in evoluzione, la catena non elimina la causa. Al massimo modifica localmente il modo con cui la struttura reagisce al movimento.

Per questo una corretta progettazione parte dal quadro fessurativo e non dalla scelta del prodotto da installare.

Prima del calcolo occorre conoscere come è costruito l’edificio

Negli edifici esistenti il rilievo strutturale ha un peso maggiore rispetto a quanto spesso immagina chi commissiona i lavori.

Il progettista deve capire che cosa c’è realmente dietro l’intonaco.

Una muratura può essere costituita da blocchi regolari, pietrame irregolare, mattoni pieni oppure da due paramenti con un nucleo interno poco coeso. Quest’ultimo caso, frequente in alcune costruzioni storiche, viene comunemente definito muro a sacco.

Le differenze sono determinanti.

Una piastra metallica che funziona correttamente su una muratura compatta potrebbe provocare il distacco del paramento esterno se la parete è costituita da più strati scarsamente collegati.

Il rilievo deve quindi prendere in considerazione spessori, tessitura muraria, ammorsamenti, aperture, appoggi dei solai, copertura e trasformazioni eseguite nel corso del tempo.

Quando necessario, la conoscenza può essere approfondita attraverso saggi localizzati, rimozioni controllate dell’intonaco, endoscopie o altre indagini definite dal tecnico.

Il Capitolo 8 delle NTC 2018 costruisce proprio attorno al livello di conoscenza della costruzione esistente il percorso che conduce alla valutazione e al progetto dell’intervento.

Come riconoscere una catena, un tirante e un capochiave

Nelle conversazioni di cantiere catena e tirante vengono spesso utilizzati come se fossero la stessa cosa.

La distinzione non è fondamentale per il proprietario, ma aiuta a capire come funziona il sistema.

La catena è normalmente l’elemento metallico che lavora a trazione. Può essere una barra, un tondo o un altro elemento con caratteristiche definite dal progetto.

Il tirante può indicare più genericamente l’intero dispositivo, comprendendo anche sistemi di regolazione e ancoraggio.

Alle estremità si trovano i capochiave.

Sono proprio quegli elementi visibili su molte facciate antiche: piastre rettangolari, paletti verticali, croci o stelle.

Il loro compito non è decorativo. Devono trasferire alla muratura la forza che arriva dalla catena distribuendola su una superficie sufficientemente resistente.

Perché il capochiave può essere più importante del diametro della barra

Immaginiamo una barra d’acciaio estremamente resistente collegata a una parete di pietrame friabile attraverso una piccola piastra.

La barra potrebbe sostenere senza problemi la forza di trazione, mentre la muratura potrebbe rompersi attorno all’ancoraggio.

Il sistema, nel suo insieme, avrebbe fallito.

Per questo il dimensionamento di un tirante antisismico non consiste soltanto nel calcolo della sezione dell’acciaio.

Il progettista deve valutare anche la pressione trasferita alla parete, la rigidezza del capochiave, la distanza da finestre e spigoli e la qualità del materiale sul quale avviene il contrasto.

Una piastra eccessivamente piccola concentra le tensioni. Una piastra molto grande ma troppo sottile può deformarsi. Un ancoraggio disposto a pochi centimetri da un’apertura può coinvolgere una quantità insufficiente di muratura.

La qualità del progetto dipende quindi dall’equilibrio fra resistenza del tirante e capacità dell’ancoraggio.

Non esiste il diametro standard per una catena antisismica

Una delle ricerche più comuni online riguarda il diametro dei tiranti antisismici.

La risposta tecnicamente corretta è che non esiste un valore universale.

Il diametro dipende dalla forza che il dispositivo deve assorbire, dal tipo di acciaio, dal sistema di collegamento e dal comportamento dell’edificio.

Nel caso di barre filettate, inoltre, la sezione effettivamente resistente non coincide semplicemente con quella teorica calcolata sul diametro esterno.

Devono essere verificati anche filetti, manicotti, dadi, saldature ed eventuali giunzioni.

Sovradimensionare la barra non risolve automaticamente il problema: aumenta la capacità dell’acciaio, ma non necessariamente quella della parete.

È per questo che indicazioni come “barra da 20 millimetri” oppure “tirante da 24 millimetri” non possono essere applicate indistintamente a edifici diversi.

Dove viene posizionata la catena?

Anche la posizione non può essere scelta esclusivamente in funzione dell’estetica degli ambienti.

La quota influenza direttamente il modo in cui il tirante contrasta il movimento della struttura.

Quando l’obiettivo è impedire il ribaltamento di una parete, la posizione modifica il braccio della forza resistente.

Nel caso di una volta, invece, il tirante deve dialogare con la geometria dell’elemento e con la quota alla quale si sviluppano le spinte.

Un intervento apparentemente marginale, come spostare la barra per evitare un mobile o un impianto, può quindi modificare il funzionamento previsto dal progetto.

Anche deviazioni ed eccentricità devono essere valutate perché un elemento nato per lavorare prevalentemente a trazione non dovrebbe essere trasformato involontariamente in un componente soggetto a flessioni o azioni trasversali.

Tiranti e volte

Le catene metalliche nelle volte rappresentano uno degli impieghi più tradizionali.

Una volta trasferisce i carichi verso gli appoggi ma genera anche una componente orizzontale. Se i piedritti o le murature laterali non riescono a contrastarla adeguatamente, possono iniziare ad aprirsi verso l’esterno.

La catena può assorbire una parte di quella spinta lavorando a trazione.

Ciò non significa che qualsiasi volta lesionata richieda un tirante.

Prima devono essere analizzati geometria, deformazioni, condizioni della muratura e origine delle lesioni.

Una volta fortemente degradata può richiedere interventi diversi o complementari. Allo stesso modo, posizionare il tirante ad una quota non coerente con il meccanismo può ridurne molto l’efficacia.

E nelle coperture in legno?

Il problema riguarda soprattutto le coperture spingenti.

Una capriata correttamente concepita possiede già una propria catena che evita ai puntoni di allontanare gli appoggi.

Altri schemi di copertura possono invece trasferire componenti orizzontali alle murature perimetrali.

In queste condizioni un sistema di tiranti può essere valutato dal progettista insieme al miglioramento dei nodi della struttura lignea.

Prima di aggiungere nuove barre è comunque necessario controllare lo stato del legno, gli appoggi e le connessioni esistenti. Un tirante non risolve il problema di una trave deteriorata o di un nodo incapace di trasferire correttamente le forze.

Muratura a sacco

Questo è un punto particolarmente importante nelle costruzioni storiche.

Se una parete è costituita da due paramenti separati e da un riempimento interno poco compatto, il problema non riguarda soltanto il collegamento tra una facciata e l’altra.

Può mancare la collaborazione all’interno dello spessore dello stesso muro.

In questi casi il tecnico può valutare sistemi di connessione trasversale quali diatoni o tirantini antiespulsivi, oppure altre tecniche compatibili con la muratura.

L’obiettivo è differente rispetto a quello della classica catena che attraversa più ambienti.

Una soluzione lavora sul comportamento dell’intero edificio; l’altra tenta di rendere più solidale la singola parete.

Confondere i due problemi può portare a un intervento incompleto.

Quando invece una catena non è la soluzione

Ci sono situazioni nelle quali l’incatenamento non dovrebbe essere considerato il rimedio principale.

È il caso, per esempio, di un cedimento fondale ancora attivo, del degrado grave della muratura, di elementi lignei marci oppure di fenomeni che interessano esclusivamente gli intonaci.

Anche una parete molto disgregata può richiedere prima un consolidamento del materiale.

Esistono tecniche diverse con obiettivi differenti: cuci-scuci, connessioni trasversali, iniezioni, sistemi FRCM, collegamenti solaio-parete, interventi sulla copertura o cordoli compatibili.

Il progetto non dovrebbe partire dalla domanda “catena o cordolo?”, ma dall’identificazione della vulnerabilità.

Una volta chiarito il problema, diventa possibile confrontare le tecniche.

Quanto va tirata una catena antisismica?

Un altro equivoco frequente riguarda la tesatura.

Un tirante non deve necessariamente essere serrato al massimo.

Il progetto può prevedere semplicemente il recupero dei giochi oppure una pretensione controllata.

Applicare una forza iniziale eccessiva può produrre schiacciamenti nella muratura sotto il capochiave, nuove lesioni oppure alterare l’equilibrio di archi e volte.

Non esiste neppure una coppia di serraggio valida per qualsiasi barra.

Il risultato dipende da diametro, filettatura, attrito, condizioni delle superfici e caratteristiche del tenditore.

Per lo stesso motivo non è corretto prendere una vecchia catena e stringere il dado perché “sembra lenta”.

Prima bisogna verificare la barra, l’eventuale corrosione, le filettature e soprattutto le condizioni della parete.

Una vecchia catena può ancora essere strutturalmente utile

Negli interventi di ristrutturazione capita di trovare tiranti installati decenni o persino secoli prima.

Il fatto che siano esteticamente scomodi o arrugginiti non significa che possano essere rimossi.

Una vecchia catena racconta qualcosa sul funzionamento dell’edificio.

Potrebbe essere stata installata per contrastare una spinta ancora presente oppure per risolvere una vulnerabilità che tornerebbe a manifestarsi dopo la sua eliminazione.

Prima di tagliarla è quindi necessario ricostruirne percorso, stato e funzione.

Il tema diventa ancora più importante quando l’intervento riguarda un edificio storico o sottoposto a tutela, perché il componente può assumere anche un valore documentale.

Catene a vista o nascoste

Dal punto di vista architettonico può sembrare preferibile nascondere completamente il tirante.

Non è sempre così.

Inserire una barra in traccia significa asportare parte della muratura. Creare una nicchia per occultare una grande piastra comporta altre demolizioni e può rendere più difficile l’ispezione futura.

In un fabbricato storico una soluzione visibile ma poco invasiva può risultare più coerente rispetto a un dispositivo completamente nascosto.

Il progetto deve quindi trovare un equilibrio tra efficacia strutturale, conservazione dell’esistente, manutenzione ed esigenze estetiche.

Quando le catene possono essere un intervento locale

Dal punto di vista strutturale uno degli aspetti più importanti è stabilire come classificare l’opera.

Le NTC 2018 distinguono gli interventi sulle costruzioni esistenti in riparazioni o interventi locali, miglioramento e adeguamento.

Una catena utilizzata per risolvere una specifica vulnerabilità può essere inquadrata come intervento locale quando interessa parti limitate della struttura, non modifica in maniera significativa il comportamento complessivo dell’edificio e migliora la sicurezza rispetto al meccanismo esaminato senza determinare effetti negativi sulle altre parti.

Se invece il sistema di tiranti viene inserito in un progetto più ampio che modifica il comportamento complessivo della costruzione, assieme ad altri rinforzi, può entrare nell’ambito del miglioramento sismico.

Non è quindi il numero delle barre a determinare automaticamente la categoria dell’intervento.

È il loro effetto sulla struttura.

Cosa prevede il DPR 380/2001

La qualificazione tecnica produce conseguenze anche sul piano procedurale.

L’articolo 94-bis del DPR 380/2001 colloca espressamente le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti fra gli interventi di minore rilevanza nei riguardi della pubblica incolumità.

La definizione “minore rilevanza” non deve essere interpretata come sinonimo di lavoro privo di adempimenti.

Restano infatti da considerare le disposizioni del Testo Unico dell’Edilizia sulla progettazione strutturale e sulle procedure in zona sismica, comprese quelle degli articoli 93 e 94, oltre alle norme e alle modalità operative stabilite dalle Regioni.

Un intervento che modifica un elemento strutturale non deve quindi essere trattato come una normale lavorazione interna.

Per le catene serve CILA o SCIA?

In linea generale, quando una manutenzione straordinaria coinvolge le parti strutturali dell’edificio, l’articolo 22 del DPR 380/2001 ricomprende l’intervento tra quelli realizzabili mediante SCIA. La stessa disposizione riguarda anche il restauro e risanamento conservativo che interessano parti strutturali.

Questo spiega perché l’installazione di un tirante strutturale non dovrebbe essere automaticamente assimilata a una lavorazione soggetta a semplice CILA.

Naturalmente il titolo concreto va individuato considerando l’intervento nel suo complesso, l’immobile, gli eventuali vincoli e la disciplina regionale e comunale applicabile.

A parte va considerata la pratica strutturale, che non coincide con il titolo edilizio.

Catene in un edificio sottoposto a vincolo

Quando si lavora su un bene culturale entra in gioco il D.Lgs. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Per gli interventi sui beni culturali l’articolo 21 prevede l’autorizzazione dell’autorità competente prima dell’esecuzione delle opere.

Sul tema della sicurezza sismica del patrimonio storico resta inoltre un riferimento importante la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 febbraio 2011 sulla valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, che imposta il progetto attraverso conoscenza del manufatto, valutazione della sicurezza e compatibilità degli interventi con le esigenze di conservazione.

In questo contesto un capochiave visibile non è automaticamente una soluzione peggiore.

La conservazione della materia storica può talvolta suggerire di evitare nicchie profonde o demolizioni necessarie soltanto per nascondere l’ancoraggio.

E se il tirante interessa un condominio?

Il problema non può essere valutato guardando soltanto l’appartamento attraversato dalla barra.

Muri maestri, strutture portanti e facciate possono appartenere alle parti comuni dell’edificio ai sensi dell’articolo 1117 del Codice civile.

Un tirante può quindi attraversare una proprietà privata ma essere strutturalmente funzionale a una parte comune.

La progettazione deve considerare anche la futura accessibilità ai tenditori e agli ancoraggi.

Nascondere definitivamente un punto che dovrebbe essere ispezionato dietro un rivestimento o un arredo fisso può complicare la manutenzione.

Allo stesso modo il singolo proprietario non dovrebbe rimuovere autonomamente una vecchia catena durante la ristrutturazione dell’appartamento.

Quali materiali si utilizzano nel 2026?

L’acciaio al carbonio continua a rappresentare una soluzione molto diffusa per catene e tiranti, ma il materiale deve possedere caratteristiche coerenti con il progetto e con le prescrizioni applicabili ai prodotti strutturali.

Il Capitolo 11 delle NTC 2018 disciplina identificazione, qualificazione e accettazione dei materiali e dei prodotti per uso strutturale.

A questo quadro si affianca dal 2026 un’importante novità europea.

Il Regolamento UE 2024/3110 sui prodotti da costruzione, destinato a sostituire progressivamente il precedente Regolamento UE 305/2011, è applicabile in larga parte dall’8 gennaio 2026. Il passaggio avviene attraverso specifiche disposizioni transitorie e non comporta la scomparsa immediata di tutto il precedente sistema per ogni categoria di prodotto.

Nel luglio 2026 il regolamento è stato inoltre interessato da una rettifica pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Per il progettista e il direttore dei lavori significa prestare attenzione anche alla documentazione del prodotto effettivamente impiegato.

La corrosione è un problema anche quando non si vede

La durabilità del tirante dipende anche dall’ambiente nel quale viene installato.

Le parti più facili da controllare sono spesso quelle esterne, mentre i punti più critici possono trovarsi dentro la muratura o in prossimità delle filettature.

L’umidità persistente può ridurre progressivamente la sezione metallica.

Il progetto deve quindi definire un sistema di protezione anticorrosiva adeguato al contesto.

Negli ambienti marini o particolarmente aggressivi il problema assume un’importanza ancora maggiore.

L’impiego dell’acciaio inox può essere valutato in determinate situazioni, ma il solo materiale non risolve ogni questione: devono essere considerate caratteristiche meccaniche, accoppiamenti tra metalli e compatibilità dell’intero sistema.

Come si svolge realmente il cantiere

La parte più visibile del lavoro è l’inserimento della barra, ma buona parte della qualità dell’intervento si decide prima.

Dopo il rilievo vengono stabiliti asse e quota della perforazione. Si verificano, per quanto possibile, impianti e ostacoli presenti lungo il percorso.

Durante il foro possono emergere pietre di grandi dimensioni, vuoti, legno o discontinuità non rilevate.

È in questa fase che la presenza del direttore dei lavori assume particolare importanza: non ogni imprevisto può essere risolto semplicemente modificando la direzione del trapano.

Successivamente vengono preparate le superfici sulle quali lavoreranno i capochiave, montati i componenti e applicata la tesatura prevista.

Prima delle finiture finali è opportuno documentare l’intervento con fotografie e verificare condizioni degli appoggi e dei collegamenti.

Sicurezza del cantiere e lavori in quota

Quando la posa interessa facciate o punti difficilmente raggiungibili possono essere necessari ponteggi, piattaforme o altre opere provvisionali.

La gestione del cantiere ricade, quando applicabile, nel quadro del D.Lgs. 81/2008, con particolare riferimento alle disposizioni del Titolo IV dedicate ai cantieri temporanei o mobili.

La componente sicurezza non è quindi una voce accessoria da considerare soltanto a fine preventivo.

Può incidere in modo significativo sui costi quando l’ancoraggio deve essere realizzato ai piani superiori o su facciate difficilmente raggiungibili.

Quanto costa una catena antisismica nel 2026?

Non esiste un prezzo unico.

Il costo dipende soprattutto da lunghezza del tirante, materiale, difficoltà della perforazione, numero e dimensione degli ancoraggi, accessibilità, ponteggi, condizioni della muratura e ripristini.

Un utile riferimento tecnico per confrontare le singole lavorazioni è rappresentato dai prezzari regionali.

Il Prezzario delle opere pubbliche dell’Emilia-Romagna 2026, approvato per l’annualità 2026 e successivamente interessato da correzioni pubblicate nel giugno 2026, distingue per esempio le lavorazioni di perforazione da quelle relative alle componenti metalliche.

Nel documento tecnico utilizzato per questa analisi compaiono valori nell’ordine di 88,61-163,54 euro al metro per determinate perforazioni da 35 mm, circa 14 euro/kg per alcune voci relative alle catene in acciaio, oltre alle specifiche voci per piastre e paletti capochiave.

Questi importi non rappresentano però il costo finale di una casa.

Perché il prezzo della barra dice poco sul preventivo finale

Una barra metallica può costare alcune centinaia di euro e far pensare che l’intervento sia economico.

Poi devono essere aggiunti foro, capochiave, sistemi di regolazione, preparazione della muratura, tesatura, finiture, accessi, ponteggi, progettazione e pratica strutturale.

È per questo che il costo completo di una singola catena in un edificio accessibile può arrivare nell’ordine di alcune migliaia di euro.

Come riferimento puramente orientativo, una configurazione semplice può collocarsi in un ordine di grandezza di circa 2.000-5.000 euro, mentre un progetto che interessa più assi e più livelli può raggiungere 10.000-35.000 euro o superarli.

Non sono tariffe ufficiali e non possono essere applicate senza conoscere il fabbricato.

Un edificio in mattoni regolari presenta difficoltà molto diverse rispetto a una costruzione storica in pietrame con decorazioni, intonaci da conservare e ponteggi esterni.

Come confrontare due preventivi

Il confronto dovrebbe partire dalla descrizione dell’intervento, non soltanto dal totale in fondo alla pagina.

Due imprese possono indicare entrambe “posa tiranti antisismici” ma avere incluso lavorazioni completamente differenti.

Un preventivo tecnicamente leggibile dovrebbe permettere di capire quanti tiranti sono previsti, dove saranno collocati, quale diametro e materiale utilizzeranno, come saranno realizzati gli ancoraggi, quali perforazioni sono comprese e come verranno ripristinate le superfici.

Dovrebbe inoltre essere chiaro se sono compresi ponteggi, protezioni, smaltimenti e prestazioni professionali.

È questo che rende confrontabili le offerte.

Catene e tiranti possono usufruire di detrazioni fiscali nel 2026?

Sì, possono rientrare nelle agevolazioni quando l’intervento possiede i requisiti previsti dalla normativa fiscale, ma non è la presenza della catena a generare automaticamente la detrazione.

Per le spese sostenute nel 2026, l’Agenzia delle Entrate indica una detrazione ordinaria del 36%, elevata al 50% nei casi previsti quando l’intervento riguarda l’abitazione principale e la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale.

Il quadro deriva dalle modifiche introdotte dalla Legge 30 dicembre 2025 n. 199, Legge di Bilancio 2026.

Per lavori con finalità antisismica devono essere verificate anche le condizioni dello specifico regime agevolativo applicabile, la corretta qualificazione dell’intervento e gli eventuali adempimenti tecnici richiesti.

Per questo il tema fiscale dovrebbe essere verificato insieme dal progettista e dal consulente che segue la detrazione.

Una catena rende automaticamente antisismica una casa?

No.

Può risolvere o attenuare una specifica vulnerabilità.

Un edificio può avere buoni collegamenti tra le pareti ma presentare una copertura critica. Oppure può avere catene efficaci e murature molto scadenti. Può ancora avere problemi fondali o solai incapaci di trasferire correttamente le azioni.

La sicurezza sismica è il risultato del comportamento dell’intera struttura.

Dire che una casa “è antisismica perché sono state installate le catene” sarebbe quindi tecnicamente scorretto.

È più preciso dire che il sistema può ridurre il rischio associato a determinati meccanismi di collasso.

Dopo quanti anni va controllato un tirante?

Non esiste una scadenza universale valida per ogni intervento.

Le modalità di controllo dovrebbero essere definite all’interno della documentazione progettuale e di manutenzione.

Gli aspetti da osservare riguardano soprattutto corrosione, condizioni dei capochiave, allentamento dei sistemi di regolazione, nuove fessurazioni e possibili deformazioni della muratura.

Un nuovo controllo diventa particolarmente opportuno dopo un terremoto significativo, un incendio, infiltrazioni persistenti oppure quando compaiono nuove lesioni.

Il principio da seguire rimane lo stesso utilizzato durante la progettazione: non intervenire su un dado o su una barra senza capire prima che cosa sta accadendo alla struttura.

Le stelle metalliche sulle facciate sono tiranti?

Molto spesso le stelle visibili sugli edifici storici sono capochiave, cioè gli elementi terminali attraverso i quali la forza di una catena viene distribuita sulla muratura. La forma può comunque cambiare: esistono piastre, croci e paletti.

Le catene possono fermare le crepe?

Possono limitare nuove deformazioni quando la fessura dipende dal meccanismo che il tirante è chiamato a contrastare. Non riparano automaticamente tutte le crepe e non eliminano cause come cedimenti fondali o ritiro dell’intonaco.

Si può installare una catena senza attraversare tutta la casa?

Esistono diverse configurazioni di collegamento. Ciò che conta è che esistano punti strutturalmente capaci di equilibrare la forza. La soluzione deve quindi essere progettata sul fabbricato reale.

Per mettere un tirante serve un tecnico?

Si tratta di un intervento che interessa le strutture e richiede progettazione e adempimenti coerenti con le NTC 2018 e con il DPR 380/2001. Non è una lavorazione da dimensionare direttamente in cantiere scegliendo barra e piastra sulla base dell’esperienza.

Quanto costa un tirante antisismico?

Per una situazione semplice il costo completo può essere nell’ordine di alcune migliaia di euro, ma accessibilità, lunghezza, numero dei tiranti, ponteggi e stato della muratura possono modificare profondamente il preventivo.

È possibile stringere una vecchia catena?

Solo dopo avere verificato il sistema. Una tesatura eseguita senza conoscere tensione residua, condizioni della barra e capacità della muratura può provocare nuovi danni.

Catene e tiranti antisismici sono sempre una buona scelta?

Le catene antisismiche risultano particolarmente interessanti negli edifici in muratura perché consentono di intervenire su precise vulnerabilità senza necessariamente introdurre grandi masse o trasformazioni estese della costruzione.

È però proprio la loro apparente semplicità a generare l’equivoco più comune.

La sicurezza non dipende dalla presenza della barra in sé.

Dipende dal fatto che sia stata individuata la corretta vulnerabilità, dalla qualità della muratura, dalla posizione del tirante, dalla capacità degli ancoraggi e dalla forza realmente trasferita al sistema.

Per questo la sequenza corretta non è acquistare la catena, perforare il muro e stringere il tenditore.

È prima conoscere l’edificio, poi individuare il meccanismo da contrastare, dimensionare l’intervento e soltanto alla fine realizzarlo.

In questa prospettiva, catene, tiranti e capochiave non sono semplicemente elementi metallici tipici delle facciate storiche, ma veri componenti strutturali che, quando inseriti nel progetto giusto, possono contribuire in modo concreto alla sicurezza degli edifici esistenti.

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