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“Gli ingegneri italiani sono ottimi e costano la metà di cinesi e americani”

L’affermazione sugli ingegneri italiani è stata pronunciata dal presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca.

 


“Gli ingegneri italiani sono ottimi e costano la metà di cinesi e americani”

“Gli ingegneri italiani sono ottimi e costano la metà di cinesi e americani”, l’affermazione, secondo diversi professionisti in parte offensiva, è stata pronunciata dal presidente dell’Assolombarda Gianfelice Rocca e nel corso di un intervista pubblicata sull’importante quotidiano nazionale Corriere del Sera.

"I nostri ingegneri italiani costano il 40% in meno di quelli cinesi e la metà di quelli americani”  un affermazione che vista alla luce dei dati relativi alla disoccupazione e alla crisi imperante nel settore dell’edilizia sembra essere tristemente ironica.

Ma a tanti ingegneri italiani, questa sorta di ironia non è piaciuta.

“la trovo offensiva e poco rispettosa delle centinaia di professionisti che ogni giorno faticano per non essere cancellati dal mercato del lavoro” afferma Luca giovane ingegnere meridionale “sostenere che costiamo poco è quasi come accostarci a dei semplici oggetti, a Rocca, vorrei dire che noi non costiamo poco ma anzi valiamo tanto

Eppure cosa ha detto di cosi offensivo Rocca al taccuino del collega del Corriere della Sera sugli ingegneri italiani ?

Il presidente di Assolombarda ha affermato  che grazie ai prezzi bassi e convenienti nel breve futuro sarà sempre più conveniente investire in Italia.

Tanti i motivi per puntare sull’Italia che, insieme alla Germania secondo Rocca "ha (avrebbe ndr ) le carte in regola per trasformarsi nella Silicon Valley dell'industria digitale".

Affermazioni che seguono e commentano le recenti considerazioni finali del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, secondo Rocca infatti "traspare un giudizio positivo con due raccomandazioni. La prima: non fermarsi. La seconda: prestare attenzione all’attuazione delle riforme stesse. Condivido questa impostazione. Si possono criticare alcuni aspetti dell’azione del governo. Ma bisogna tenere conto che il cambiamento è come un aratro che interviene su un terreno che non è stato dissodato da anni".

Cosa manca all’Italia per ripartire e rimettersi al passo con le grandi democrazie industriale del mondo?

 

Secondo Rocca per ripartire davvero manca "la fiducia, Il Paese deve riconoscere le proprie forze. Ora serve un’accelerazione. Non possiamo accontentarci di una crescita del Pil allo 0,7-0,8%. Soprattutto perché il 2% è a portata di mano". 






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