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La relazione del presidente dell’ordine degli ingegneri Antonio Zambrano

Mercoledì 21 gennaio l’ordine degli ingegneri riunitosi a Roma ha fatto il punto sulla situazione della professione

 


La relazione del presidente dell’ordine degli ingegneri Antonio Zambrano

Rilanciare il lavoro autonomo, tornare a mettere la progettazione al centro dell’attività edilizia e infrastrutturale, sviluppare gli investimenti, nelle costruzioni, temi caldi per gli ingegneri italiani.

Gli ingegneri italiani, nel corso dell’Assemblea Nazionale di categoria,  (tenutasi a Roma Mercoledì 21 gennaio nei suggestivi spazi interni del Tempio di Adriano, hanno riaperto il dibattito sull’economia del Paese declinando nello specifico il tema del lavoro.

A soffrire particolarmente dell’attuale crisi che sta attraversando l’Italia è proprio il settore del lavoro autonomo. Come decretato anche dalla ricerca del centro Studi del Cni presentata durante l’evento. Negli ultimi sei anni, dal 2008 al 2014, i liberi professionisti del settore hanno subito un calo del reddito del 20% e questo dato, secondo gli ingegneri, spinge ad una riflessione sulle attuali politiche del lavoro.

La relazione del presidente dell'ordine degli ingegneri

 La modifica in senso restrittivo dei minimi, l’abolizione della cassa integrazione Guadagni in deroga per i dipendenti degli studi professionali, l’aumento per la gestione separata Inps che i professionisti saranno tenuti a versare, “sono solo esempi delle regole limitanti che appesantiscono il comparto. Il lavoro autonomo è sempre più determinante per lo sviluppo del Paese, una forza sociale da consultare, dal Governo e dal Parlamento, nelle scelte importanti”, ha spiegato il Presidente del consiglio nazionale degli ingegneri  Armando Zambrano, che prosegue:

“All’interno di questa componente, il sistema ordinistico degli ingegneri italiani può candidarsi a essere guida di una platea molto più vasta di lavoratori, di imprenditori di se stessi, di partite Iva, da molti ritenuta sprezzantemente lavoro precario”.

L’Italia, tuttavia, patisce sia una forte carenza di investimenti sia la mancata centralità offerta alla progettazione delle opere. Qualche dato a supporto dell’affermazione: tra il 2008 e il 2014 la flessione degli investimenti nelle costruzioni è stata del 28%. Rispetto all’anno precedente la contrazione è stata dell’8,5% per le abitazioni, del 3,5% per quelle non residenziali e del 4,3% in opere pubbliche (dal 2010 è stata superiore del 9%, dal 2012 del 12%).

 

“Occorre, quindi, investire adeguatamente anche le non molte risorse esistenti” spiega il Vice presidente vicario del Cni Fabio Bonfà  “ serve un piano di infrastrutture tradizionali e innovative adeguate ad un Paese moderno e competitivo, occorre realizzare quanto previsto nei programmi di Agenda digitale per l’Italia, è necessario un programma organico di interventi nel risparmio energetico, bisogna intervenire, nel campo della messa in sicurezza dal rischio sismico, incentivare la divulgazione degli Open Data delle pubbliche amministrazioni”. 






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