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Indagine del consiglio nazionale degli ingegneri sulle società tra professionisti

Secondo il consiglio nazionale degli ingegneri, le Società tra Professionisti possono essere la soluzione per la crisi

 


Indagine del consiglio nazionale degli ingegneri sulle società tra professionisti

Da un'indagine online del Centro Studi del consiglio nazionale degli Ingegneri, condotta dal 7 al 23 luglio, risulta che circa il 13% degli ingegneri svolge la propria attività professionale in forma associata o societaria.

Secondo lo studio realizzato dal consiglio nazionale degli ingegneri sono proprio queste forme associative  a garantire le migliori performance in termini di fatturato.

Società tra professionisti

L’ambito territoriale di riferimento, per ciò che concerne la composizione del fatturato, resta quello provinciale (56,6%) e regionale (22,2%). Oltre il 10% del fatturato secondo il consiglio nazionale degli ingegneri deriva però da ambiti di mercato nazionali ed esteri; tale quota supera il 27% per le società di ingegneria.

Gli ingegneri oggi si trovano a dover competere con maggiore frequenza con strutture associate o societarie, di provenienza nazionale ed estera, e se il principale competitor in ambito nazionale resta il libero professionista indipendente, aumenta quasi esponenzialmente la quota di ingegneri che deve confrontarsi principalmente con piccole, medie e grandi società di servizi.

Sempre secondo lo studio del consiglio nazionale degli ingegneri, Il 51,4% dei professionisti le considera utili per lo sviluppo della propria attività, mentre le valutazioni negative si attestano al 48,6%. Una sorta di divisione quasi equa tra chi sposa le nuove forme associative e chi invece propende per la classica struttura del libero professionista italiano.

Altro dato particolarmente interessante, è la maggiore flessibilità che permette alle società tra professionisti di porsi sul mercato internazionale dei fondi europei con sempre maggiore incisività. Fondi europei che per parte dei liberi professionisti italiani risultano ancora come delle chimere lontane.

 

A frenare la partecipazione dei professionisti alle iniziative connesse all’utilizzo dei fondi europei risulta essere un deficit informativo che chiama direttamente in causa l’incapacità delle Regioni di coinvolgere il sistema degli ordini professionali. 






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