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Energia nucleare: il caso Corea del Nord

Energia Nucleare: a 2 mesi dall’annuncio prosegue monitoraggio sulla natura del test nordcoreano

 


Energia nucleare: il caso Corea del Nord

Un team di esperti altamente specializzati dell’ENEA sull’energia nucleare, sta effettuando misure della radioattività riconducibile ad un’esplosione nucleare nella regione. A due mesi dall'annuncio di Pyongyang, non ci sono prove certe della natura “nucleare” dell’evento registrato all’epoca dai sismografi di numerosi Paesi.

A poco più di due mesi dall’annuncio da parte della Corea del Nord di aver testato con successo una bomba ad idrogeno, manca ancora una prova certa della natura nucleare dell’evento, ovvero la misura di radioattività riconducibile ad un’esplosione nucleare. È quanto emerge dai monitoraggi effettuati dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, tramite sistemi di analisi appositamente sviluppati e modelli previsionali di trasporto atmosferico; dal 6 gennaio scorso l’Agenzia continua a monitorare la regione per individuare indizi da trasmettere all’Autorità Nazionale per la Messa al Bando Totale degli Esperimenti Nucleari (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty - CTBT) presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza.

Ad oggi il dato certo è che il 6 gennaio scorso si è verificato un evento sismico di magnitudo 4,82 con caratteristiche associate ad un’esplosione alle 2:30 (ora italiana) nella stessa zona in cui la Corea del Nord aveva già condotto tre test nucleari nel 2006, 2009 e 2013; l’evento è stato registrato dalle stazioni sismiche di numerosi Paesi e dalla rete internazionale di monitoraggio del Trattato CTBT.

Secondo gli esperti in energia nucleare dell’ENEA, tenuto conto dei meccanismi di rilascio da un test sotterraneo, è  impossibile fare previsioni sui tempi: nel 2013 una stazione giapponese del sistema di monitoraggio del CTBT ha rilevato isotopi radioattivi compatibili con un’ipotesi di rilascio dal sito, dopo oltre 50 giorni dall’annuncio del test e dal rilevamento di un segnale sismico associato.  Anche in caso di rilevamento di isotopi radioattivi, tuttavia, potrebbe essere difficile attribuirlo ad un test nucleare, considerando il complesso fondo naturale e antropogenico della regione dove sono presenti  impianti nucleari e di produzione e uso di radioisotopi a scopo medicale.






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