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Gli effetti dello split payment sulla compliance Iva

L’introduzione dello split payment ha generato un incremento del gettito Iva dato dalla differenza tra i versamenti da scissione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione

 


Gli effetti dello split payment sulla compliance Iva

L’introduzione dello split payment ha generato un incremento del gettito Iva dato dalla differenza tra i versamenti da scissione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione e la minore Iva a debito versata dai fornitori della PA. Ciò ha provocato un incremento della compliance negli anni 2015 e 2016. L’analisi degli effetti indotti dall’introduzione dello split payment sul gettito Iva è al centro del nuovo working paper di Argomenti di discussione, la pubblicazione scientifica dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, attraverso un’analisi controfattuale macroeconomica si vuole verificare se, a seguito dell’introduzione della norma, si è realizzato un aumento di compliance.

Come lo split payment ha portato all’incremento del gettito Iva – L’introduzione dello split payment nel 2015 si pone l’obiettivo di aumentare la compliance e il gettito Iva. Per determinare se la norma ha garantito o meno un recupero di compliance, occorre valutare se i versamenti siano stati superiori o inferiori alla minore Iva versata dai fornitori al netto delle somme richieste a rimborso e a quelle portate in compensazione. Per i rimborsi si dispone del dato puntuale, riferito esplicitamente allo split payment. Per valutare il gettito dell’Iva e le compensazioni, è stata utilizzata un’analisi controfattuale che stima cosa sarebbe successo se lo split payment non fosse stato introdotto. La platea dei contribuenti è stata perciò scomposta in due sottoinsiemi: coloro i quali vendono alla pubblica amministrazione e quelli che operano soltanto con i privati.

I risultati di questa analisi mostrano che sommando la minore Iva versata dai fornitori, misurata nei flussi di cassa 2015-2016, con l’incremento delle compensazioni e dei rimborsi si ottiene un valore pari a 7.086 milioni che risulta inferiore di circa il 33% rispetto all’Iva versata dalla PA con lo split payment, pari a 10.576 milioni. Di conseguenza, si ha un incremento del gettito stimato in 3.493 milioni di euro.

 

L’approccio utilizzato e la riduzione del gap Iva - Le analisi effettuate si fondano sull’incrocio di basi di dati che hanno consentito di monitorare il comportamento defornitori della PA prima e dopo l’adozione dello split payment. Un ruolo particolarmente importante ha rivestito il link a livello micro tra il dato delle fatture trasmesse elettronicamente alla PA e quello dei versamenti Iva effettuati tramite il modello F24. Le stime mostrano che, nel 2015, si è verificata una riduzione del gap Iva, imputabile ai fornitori della PA, di circa 2,5 miliardi di euro, ai quali si è aggiunto un ulteriore miliardo recuperato nel 2016. Il risultato deriva dalla riduzione di duecomportamenti che alimentano il gap: i mancati versamenti, cioè l’IVA dichiarata dai fornitori della PA che poi non la versavano, la omessa dichiarazione, in tutto o in parte, dell’IVA correttamente riportata nelle fatture emesse nei confronti della PA.






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